Scompare la sacralità dell’auto, mentre assume centralità la bicicletta e il passo umano

E’ una constatazione: la nuova Milano, non è solo “verticale” col famoso “bosco”.  E’ invece sempre più a passo di bicicletta e persino a passo umano.

Per ora è la zona “Porta Nuova”, una dimensione che comprende i vecchi quartieri Garibaldi e Isola, ma si estende a “Gioia” e all’area ex Varesine, ma occorre considerare anche la nuova Darsena, City life nella vecchia Fiera e altre aree.

L’dea che ho è che occorre spingere ancor più per rendere “attraversabile in modo ecologico e umano” la città, con piste ciclabili, riscoprendo i Navigli (in ogni senso, anche concreto) annullando le distanze tra centro e periferie.

Qualsiasi periferia cambia se è ben collegata con mezzi pubblici e con piste ciclabili degne di esser chiamate tali. E questo permette di rendere “centrali” anche lughi a buona distanza: l’esempio lampante è la pista ciclabile del canale Martesana. In trenta minuti si arriva da Cernusco sul Naviglio a Cascina de Pomm, in fondo a Melcioorre Gioia, e senza correre. Pensate quando aggiungendo altri quindici minuti di bici si può arrivare al “Tumbun de San Marc”, e di lì in un attimo a Brera, in Duomo… o con un’altra tappa arrivare appunto in Darsena.

Sarà proprio una nuova Milano: non solo da bere, ma da attraversare, percorrere, camminare.

Michele Papagna

nell’immagine i lavori in via De Castillia per la realizzazione della “Biblioteca degli alberi”, all’Isola. 

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