“Mi è stato conferito l’onore di servire le balene, i delfini, le foche e tutte le altre creature su questo Pianeta. La loro bellezza, intelligenza, forza e il loro spirito mi hanno ispirato. Questi esseri hanno parlato con me, mi hanno toccato, e sono stato premiato con l’amicizia di molti membri di specie diverse.
Se le balene riusciranno a sopravvivere e a prosperare, se le foche continueranno a vivere e a riprodursi, e se io potrò contribuire ad assicurare la loro futura prosperità, allora potrò essere eternamente felice.”

Il Capitano Paul Watson, al centro, assieme a due suoi collaboratori

Queste le parole con le quali il Capitano Paul Watson descrive la mission che da quarant’anni lo appassiona e, assieme a lui, appassiona tantissime altre persone che hanno deciso di seguirlo. Paul Watson ha anche affermato “Ci vuole un pirata per fermare un pirata”, dove il pirata da fermare è rappresentato da tutti coloro che attentano a quella immensa e vastissima comunità di specie animali che popola i fondali marini. Questi pirati sono bracconieri, sfruttatori selvaggi delle risorse marine, pescatori di frodo organizzati in vere e proprie attività illegali atte a soddisfare esclusivamente il mercato attraverso il massimo sfruttamento con il minimo costo per poi rivendere con ampio lucro e senza alcuna sensibilità nei confronti di quelle specie ormai in via d’estinzione.

Viviamo un’epoca in cui è un’altra specie ad “emergere”, senza vita, dal fondo del mare (come amari furono gli Strange fruits che penzolavano dagli alberi negli Stati Uniti del Sud, cantati in un famoso brano da Billie Holliday negli anni Trenta). Una specie che non è fatta per abitarlo, nelle sue profondità, piuttosto per vivere in armonia con esso ma che è costretta, suo malgrado, ad attraversarlo, in superficie. Una specie altrettanto sfruttata, per altri fini non distanti, tuttavia, da quelli contro i quali i buoni pirati della Sea Shepherd combattono. È l’atavica lotta tra il bene e il male, tra lo sfruttato e lo sfruttatore. Il mare, madre di tutti i figli e testimone muto, li accoglie, senza distinzione. È una storia, quella della Sea Shepherd, dalla quale forse bisognerebbe prendere spunto per intraprendere una battaglia di civiltà, quella combattuta dei migranti, che è invece abbandonata a se stessa.

Si aiutano le tartarughe giovani a raggiungere il mare senza pericolo

Il movimento cappeggiato da Watson, viceversa, non conosce nazionalità, è indipendente dalle razze o dalle religioni: il suo unico scopo è quello di opporsi il più possibile a tutte quelle azioni che danneggiano gli oceani. “Siamo pirati della compassione che cacciano e distruggono i pirati del profitto” dice ancora Paul Watson, animati, aggiungiamo, da quello spirito libero che fu anche del poeta Walt Withman e che conduce ogni individuo che voglia abbandonarvisi a quella condizione estrema in cui romanticamente il poeta riconobbe il rischio di perdersi: “Sail forth—steer for the deep waters only / Reckless, O soul, exploring, I with thee, and thou with me / For we are bound where mariner has not yet dared to go / And we will risk the ship, ourselves and all.

Tuttavia non di solo romanticismo è stato popolato questo quarantennio di attività che l’organizzazione Sea Shepherd si appresta a festeggiare con iniziative volte a divulgare la propria opera e la propria storia, tra le quali un libro di fotografie recentemente pubblicato dall’Editore Skira, che ne documenta l’attività dalle origini ai giorni nostri. “Pescando” nel vasto archivio di immagini e documenti in loro possesso è possibile vedere come l’evoluzione di Sea Shepherd sia passata da un iniziale pugno di giovani uomini determinati che aveva a disposizione un solo vascello, a una vera e propria flotta di imbarcazioni governate da equipaggi esperti le cui azioni vengono coadiuvate e supportate da altrettanti organismi organizzati a terra e le cui navi hanno tutte la loro personale storia come quella, affascinante, della nave Sam Simon, dal nome del Capitano che la sottrasse alla flotta da pesca giapponese – una delle più combattute da Sea Shepherd – comprandola privatamente per rivelare solo dopo ai venditori a chi l’avevano ceduta: i loro segnati nemici. Questa nave è stata anch’essa “liberata” e da nave della morte è divenuta nave che riporta alla vita.

L’equipaggio di una delle navi della flotta Sea Shepherd

Fondata nel 1977 a Vancouver, da Paul Watson, già membro fondatore di Green Peace nel 1971, Sea Shepherd conta oggi presenze indipendenti in oltre 20 Paesi e una ragguardevole flotta che contrasta l’illegalità in mare con l’intento di proteggerne la fauna. Non campagne pubblicitarie, petizioni di sensibilizzazione, manifestazioni di protesta ma “azioni sul campo” in cui gli equipaggi formati da volontari appassionati si gettano letteralmente all’inseguimento delle navi bracconiere ingaggiando con esse una vera e propria lotta per allontanare la minaccia dalle zone scelte dall’organizzazione per portare avanti le sue campagne.

2016 – Operazione Albacore, Gabon. L’equipaggio della Sea Shepherd aiuta una balena di Bryde a liberarsi dalla rete in cui è rimasta intrappolata

6000 balene salvate dalle navi arpionatrici giapponesi; collaborazione fattiva con le forze dell’ordine internazionali; assistenza a quei Paesi che non dispongono di risorse proprie per contrastare la pesca illegale; salvaguardia dei santuari marini; protezione degli habitat costieri di nidificazione; rimozione dei detriti pericolosi dalle spiagge questi e molti altri ancora sono gli obiettivi perseguiti e presidiati da Sea Shepherd nei suoi primi quarant’anni di attività che vedono ancora il Capitano Paul Watson a cappeggiarla con lo stesso spirito e la stessa risolutezza guerriera di quando, ventenne, decise quale sarebbe stata la missione della sua vita.

Il mare, la grande madre del mondo, possiede una sua coscienza al cui interno risiede la nostra, poiché è da lì che siamo originati. Nelle sue profondità si cela quello che il musicista giapponese e attivista in prima linea per la difesa dell’ambiente Ryuichi Sakamoto ha definito “il suono più puro che sia mai stato ascoltato, quando la Terra era sana, il suono della neve dei tempi pre-industriali che si scioglie”. Per questo le creature che lo abitano vanno salvaguardate, perché nuotano nel suono primordiale, un suono nel quale vale la pena perdersi e senza il quale non potremmo più ricordare chi siamo o riconoscere il luogo da cui veniamo.

IL LIBRO: SEA SHEPHERD 40 Years. The Official Book, Skira, edizione rilegata, Euro 45,00.

Le fotografie presenti in questo articolo sono state gentilmente concesse dall’editore per la pubblicazione. Il 50% ricavato dal prezzo di vendita del volume è interamente devoluto a sostegno dell’organizzazione Sea Shepherd.

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