Diamanti sintetici: ecco la nuova frontiera del mercato dei gioielli. Costano dal 50 al 90% in meno rispetto a quelli naturali e nascono da una maggior sensibilità nei confronti dei temi etici. Per estrarre un solo carato di diamante, infatti, bisogna picconare 3 tonnellate di roccia, utilizzare 9 litri di carburante e più di 2500 litri d’acqua, senza contare il mancato rispetto dei diritti umani. Ecco il perché sono stati cerati i diamanti sintetici.

Da una reazione di gas semplici, quali idrogeno e metano, è possibile creare un carato sintetico in una sola settimana, mentre un diamante naturale impiega un milione di anni per formarsi. E in effetti c’è stata una diminuzione dei brillanti estratti dai giacimenti e un aumento della produzione sintetica, destinata a crescere nei prossimi anni, secondo le stime mondiali. In Italia non è tuttavia ancora possibile acquistare queste forme alternative di diamante, poiché i produttori italiani hanno paura di perdere mercato, per questo motivo non informano i gioiellieri di tale possibilità. Ma il problema non è solo legato all’offerta, bensì anche alla domanda: spesso sono proprio i consumatori a richiedere diamanti veri, a scapito della sobrietà e dell’etica.

Ma se da una parte il diamante artificiale permette di salvaguardare l’ambiente e i diritti umani, trovando anche applicazione in ambito tecnologico (in particolare nei centri di radioterapia per la cura dei tumori), dall’altra subentrano delle contraddizioni. L’estrazione di diamanti, infatti, fornisce importanti entrate fiscali e mezzi di sostentamento per i paesi produttori: si finirebbe perciò con l’impoverire ancora di più le popolazioni che paradossalmente vivono del reddito da schiavismo.

Cosa fare allora? Una soluzione potrebbe essere quella di avviare nei Paesi in via di sviluppo la produzione dei diamanti sintetici, oppure far sì che il reddito ricavato da questi ultimi vada a compensare chi ne viene definitivamente privato.

 

Foto tratte dal sito de Il Corriere della Sera

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