Ci risiamo“, esordisce su Lettera Donna la Presidente di Assist Luisa Rizzitelli. “Nello sport femminile siamo ancora all’anno zero del rispetto e stavolta a dimostrarcelo è il ricchissimo tennis mondiale“. La vicenda è nota: Serena Williams, al rientro nei grandi tornei della WTA dopo un parto che le ha causato diversi problemi fiisici (i medici le raccomandano abiti che garantiscano un sostegno alla circolazione sanguigna, per evitare coaguli di sangue), si presenta al Roland Garros con una tuta nera attillata che copre tutto il corpo tranne viso e mani. La “divisa” di Serena, oltre a essere una scelta obbligata, non sconvolge nessuno, ma il presidente della Federazione francese di tennis (FTF), Bernard Giudicelli, gliela vieta. In seguito, agli US Open, la tennista preferisce evitare un’altra battaglia con gli organizzatori e scende in campo con un gonnellino delle calze contenitive. Confessiamolo: fa un po’ paura pensare che salute e vita professionale femminile siano in mano a vecchi uomini impreparati a gestire un futuro che, per loro, sembra arrivato un po’ troppo in fretta. Per questo, lasciamo che a commentarla sia -in modo geniale e spiazzante- Chiara Campione:


Ciao a tutt*.
Mi chiamo Serena Williams. Modestamente ci avrei il dritto e il rovescio bimane più potente dell’universo. Ci sarebbe poi anche il mio servizio a 207km/h da ricordare, però – a dirla tutta – mì sorella Venus e un’altra che nun me ricordo hanno fatto di meglio. Ho avuto un parto cesareo un anno -meno due giorni- fa e ho fatto ‘sta pupa che è uno zucchero. Certo, c’è stata qualche complicazione: avevo coaguli di sangue nei polmoni e nell’addome e dopo il parto m’hanno pure dovuto operare perchè non si chiudeva la ferita del cesareo. Otto mesi dopo il parto ho vinto du’ partitelle (trentaduesima e sedicesima di finale) al Roland Garros e m’ero fatta fare sta tutina nera tutta attillata che non solo mi stava da paura ma me strigneva quel tantino che serve per evitarmi un embolo. Dice che al Presidente de Federtennis Francia, come se chiama, Giudicelli nun jè piaciuto. Dice che ho osato troppo e dovevo rispettare il luogo ed il gioco. Lì per lì non gli ho manco risposto. Poi, prima che me scordo, so’ arrivata seconda a Wimbledon dieci mesi dopo aver partorito e ieri notte, per vincere la trentaduesima di finale degli US Open – visto che dice che è meglio la gonna – me so’ fatta fa’ ‘sto tutù nero co le calze a rete da Louis Vuitton. Perchè come direbbe il mio amico Ivano di Rocca di Papa: dopo essermi fatta er cesareo, le embolie, l’intervento chirurgico quando arrivo al Roland Garros me devo godè pure sta rottura de ovaie dei #sessisti.
Ve saluto che domani ci ho la sedicesima di finale contro mi sorella e dopo domani devo organizza’ la festa de compleanno alla pupa“.



Abbiamo chiesto un’opinione anche ad Alessandro Mastroluca, giornalista esperto di tennis e telecronista di Supertennis tv.


Alessandro, credi si tratti di un gesto sessista?
Non credo a un atto sessista francamente. Che fosse un completo un po’ fuori dai canoni ordinari era chiaro da subito. Dal punto di vista tennistico non mi pare dia dei vantaggi, non è il costumone in poliuretano che fece scandalo nel nuoto. Poi nel tennis il sessismo c’è ancora. Gli uomini per esempio possono cambiarsi la maglia in campo, mentre alize cornet che si era messa il top al contrario e se l’è girato in campo, con reggiseno sportivo sotto, è stata ammonita.
In questo caso, poi, c’era anche un motivo medico.
Esatto. Lei ha avuto anche un’embolia anni fa, e questo è quello che ha dichiarato. Poi, dopo la polemica con la FFT, la Nike ha colto l’occasione per trarne vantaggio, con l’immagine dell’eroina che torna anche nei twit di risposta alla Federazione.
Quindi, caso gonfiato dall’entourage di Serena Williams?
Si tratta di un atto percepito come sessista da parte dei fan di Serena, che è sempre molto sensisbile quando si tratta di diritti delle donne e dei neri, ma non credo che la Federazione francese volesse discriminarla. Certo, molti si chiedono cosa sarebbe accaduto se quella stessa tuta l’avesse indossata una tennista con il fisico della Sharapova o della Wozniacki, ma la Nike non aspettava davvero altro.

La conclusione, ancora, con Luisa Rizzitelli: “Voglio azzardare una previsione: quella tuta sarà riammessa e diventerà un simbolo. Magari proprio dai prossimi Internazionali di Roma dove la Federazione Italiana Tennis si mostrerebbe, ne sono certa, molto più rispettosa di questa straordinaria campionessa e molto più sensibile a quelle che possono essere le esigenze di un’atleta che ha voluto diventare madre. In fondo basta poco per onorare come è doveroso sia le grandi campionesse senza le quali non ci sarebbe -come ci ricorderebbe Billie Jean King- nessun Grande Slam femminile“.


Sì, magari.

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