Spelacchio 2 – il ritorno

Ebbene sì, questo anno anche Roma ha il suo bell’albero di Natale, più bello e prestante di quello precedente. E anche questo anno, puntuale come una cambiale non pagata, le cronache locali dei vari quotidiani nazionali, si sono scatenati sul nuovo albero. Evidentemente a Roma non ci sono cose più importanti delle quali parlare.
Nel mio articolo dell’anno precedente scrivevo in sintesi che: è meglio piantare un albero al centro della piazza, magari una quercia o un ulivo, piuttosto che dover tagliare ogni anno un albero, trasportarlo in un camion e poi doverlo rimuovere. Come si può immaginare, questa operazione ha un impatto sulla natura (taglio di un albero, inquinamento ambientale per il trasporto, costi per gli addobbi, costi per la rimozione);
Un albero piantato al centro della piazza, diventerebbe un punto di riferimento, e farebbe capire che la natura è imperfetta e non ama la coerenza architettonica. Questo anno, sponsor Netflix, l’albero di Piazza Venezia è un bell’albero, più sontuoso e elegante, anche se deve essere sostenuto da quattro cavi di acciaio per sicurezza. Sotto c’è anche una slitta per le foto.
I vari giornali hanno tentato di alimentare la polemica parlando di Spelacchio 2, ma la cosa non ha attecchito. Prima di tutto perché era oggettivamente un bell’albero, anche se come già scritto, sono contrario per principio al taglio di un abete per tenerlo 30 giorni a prendere freddo, lì da solo senza un altro albero che gli faccia compagnia. Poi perché questo anno i romani non si sono tanto appassionati alla faccenda. I miei concittadini hanno molti difetti, ma sono istintivamente portati a tifare per gli sfigati. E Spelacchio era adatto per suscitare le simpatie dei romani. Un albero stortignaccolo, semisvenuto, che viveva per conto suo e che hanno obbligato a morire sotto gli occhi di tutti. E si è riempito di bigliettini “resisti”, “ce la farai”, “sei come mi moglie”, “sei come mi marito”(credo che il concetto fosse: sei messo maluccio, sei pieno de difetti, sei pure spelacchiato, ma te vojo bene o stesso) “ciao spelacchio, ti voglio bene”. La cosa mi ha colpito, l’abete è stato antropomorfizzato e su di lui si sono concentrate le paure e le sensazioni di insicurezza delle persone, che garantite dall’anonimato hanno potuto così esternarle. Almeno Spelacchio a qualcosa è servito.
Inoltre sarebbe il caso di cominciare a non considerare più l’albero come strumento per esorcizzare la propria paura della castrazione. Il nostro albero è più bello di quello di Milano, di quello di Torino, di quello di Napoli e così via. Cosa molto simile a chi, per dimostrare la propria virilità, dichiara che il proprio è più lungo di quello dell’altro. Un albero è un albero, e si fa non per far vedere quanto si è ricchi o bravi, ma perché deve rappresentare la propria città, e in tal senso dovrebbe essere usato un albero che faccia parte della cultura locale.
Ma passiamo ai Presepi, questo anno il premio al miglior Presepe se lo becca il Vaticano, che ne ha fatto uno di sabbia in piazza San Pietro.

Foto di Rosanna Romagnoli

Cosa c’è di più ecologico e antico della sabbia? Inoltre è il recupero di una vecchia tradizione. E poi, ovviamente non si può non citare il piccolo e semplice Presepe autogestito sotto gli archi dell’acquedotto di Tor Pignattara, di cartoncino e legno.

E concludiamo con una veloce riflessione sull’impatto ambientale del Natale. Ragionare su ciò, ci potrebbe anche aiutare a sentire meglio lo spirito della Festa, che dovrebbe essere un invito a fermarsi e capire quali siano le cose importanti per l’anno che verrà e sulle quali varrà la pena soffermarsi, che tu sia credente o non credente. Sotto l’albero per l’anno prossimo vorrei trovare meno plastica. Mi piacerebbe che alle feste si imparasse ad utilizzare bicchieri, posate e piatti di carta; mi piacerebbe che si andasse più a piedi quando possibile, così da poter vedere il mondo e non passarci accanto; mi piacerebbe si potesse cominciare ad usare lo spazzolino da denti di legno con fibra di bambù, e che sia facile trovarlo anche al supermercato;

 

mi piacerebbe infine che anche i sentimenti non siano più di plastica ma siano concreti e veri.

E comunque auguri a tutte e a tutti

 

Francesco Castracane

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