«Solo una risposta globale che coordini l’azione dei vari soggetti della giustizia penale e della società civile produrrà risultati efficaci nel contrasto degli atti criminali motivati dall’intolleranza»

Ingibjörg Sólrún Gísladóttir, Direttore di ODIHR

Come si possono definire gli hate crimes, alla base degli atti delittuosi motivati dalla intolleranza? I crimini d’odio sono atti criminali motivati da discriminazione o pregiudizio verso determinati gruppi di persone, accomunate da una caratteristica rilevante quale etnia, lingua, religione, nazionalità, orientamento sessuale, identità di genere o altro.

Gli hate crimes non colpiscono solo singoli individui appartenenti a gruppi specifici, ma anche uno o piu` componenti di un bene associato a un gruppo, che presenti una caratteristica comune protetta, come i centri per le comunità o i luoghi di culto. I crimini d’odio colpiscono la sicurezza degli individui, delle comunita` e delle societa` nel loro insieme, e costituiscono una grave minaccia alla sicurezza pubblica. In situazioni estreme, se non contrastati, i crimini ispirati dall’odio possono degenerare in conflitti dentro e fuori i confini nazionali.

Muovendo da queste premesse l’OSCE, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, attraverso il suo dipartimento per le Istituzioni democratiche e i Diritti umani (ODIHR) che opera per il contrasto ai crimini ispirati dall’odio, ha promosso nel 2017 il progetto biennale ‘‘Sviluppare una risposta globale della giustizia penale ai crimini d’odio’’. Le attività condotte in quattro paesi dell’Unione europea (Italia, Grecia, Bulgaria e Polonia) hanno contribuito all’elaborazione di linee guida utilizzabili dai diversi apparati della giustizia penale dei Paesi Ue e di tutta l’area OSCE (57 paesi dell’Europa, dell’Asia Centrale e del Nord America).

L’Ordine degli Avvocati di Milano, fin dall’origine del progetto, ha manifestato la volontà di collaborare con OSCE-ODIHR e con l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Il contributo ha riguardato, in particolare, la realizzazione di due eventi di formazione tra novembre 2017 e aprile 2018. Il primo destinato solo agli avvocati, il secondo anche ad esponenti e rappresentanti di organizzazioni della società civile impegnate nell’assistenza a vittime di crimini d’odio. La formazione è stata affidata a due esperte dell’Università Cattolica, coordinate dall’avvocato Mattia Ferrero, unitamente a due funzionari di OSCE-ODIHR, oltre agli esponenti dell’Ordine intervenuti.

Attraverso un metodo interattivo, i corsi hanno avuto l’obiettivo di fornire contenuti e strumenti per l’assistenza legale delle vittime di hate crimes. Particolare attenzione è stata riservata al tema dell’hate speech nonché all’implementazione nell’ordinamento interno italiano della cd. ‘‘direttiva Vittime’’ dell’Unione europea (direttiva 2012/29/UE sulle norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato, recepita in Italia dal decreto legislativo 15 dicembre 2015, n. 212).

All’esito dei corsi di formazione si è tenuto a Vienna, il 14 novembre 2018, l’evento conclusivo internazionale di confronto e restituzione di molti contenuti, al quale ho partecipato in rappresentanza dell’Ordine degli avvocati di Milano. Mi hanno particolarmente colpito, e reputo doveroso trasferirle agli avvocati del mio Foro, l’accoglienza e le parole dedicate al nostro contributo al progetto. Il responsabile del progetto, Tome Shekerdjiev, ha definito l’Ordine di Milano un alleato, con parole che mi hanno veramente emozionata. Ho voluto rispondere alle sue parole con una promessa racchiusa in due parole: ‘‘Dalla formazione al servizio’’. Non uno slogan vuoto, ma un serio impegno che l’Ordine degli avvocati di Milano già porta avanti in diverse materie, attraverso i servizi che ho appunto presentato a Vienna e che sono stati considerati un ‘‘esempio’’ anche per gli altri partecipanti.

I servizi attuati a Milano operano su due piani: uno di prevenzione, l’altro di supporto e contrasto a diverse problematiche di allarme sociale. L’Ordine di Milano, come tutti gli ordini professionali, normalmente si occupa degli iscritti (esprime pareri, liquida parcelle, svolge una serie di attività prettamente amministrative). Ma da tempo ha voluto fare qualcosa di diverso: uscire dal Palazzo di Giustizia e andare in mezzo alla gente, svolgere in modo pieno e responsabile la funzione sociale dell’avvocatura (che ogni avvocato deve portare avanti) e mettersi a disposizione anche della cittadinanza attraverso gli sportelli di orientamento legale. Dal 2007 ad oggi sono aumentati gli avvocati coinvolti nei vari sportelli, sono state esaminate sempre nuove tematiche sulle quali i colleghi forniscono orientamento legale e sono state organizzate attività specifiche su temi come la prevenzione della ludopatia, del racket e dell’usura, della violenza sulle donne e dei reati informatici.

Sotto il profilo preventivo, inoltre, l’Ordine offre percorsi di legalità nelle scuole. I progetti più recenti anticipano di molto l’età degli studenti partecipanti: avvocati esperti e preparati si recano addirittura nelle scuole elementari, dove purtroppo già si manifestano i sintomi di attività di prevaricazione e di bullismo fra pre-adolescenti.

Tutte queste attività già rivolte alla cittadinanza possono, anzi devono estendersi alla prevenzione dei crimini d’odio, attraverso avvocati formati e professionalizzati che offrano consulenza gratuita ai cittadini e ai gruppi più esposti a questo tipo di rischi o che abbiano già subito manifestazioni ostili. E’ la grande ambizione del progetto OSCE-ODIHR. Perciò negli sportelli di orientamento legale si dovrà portare anche il contrasto agli hate crimes, e anche nelle scuole si parlerà di queste problematiche, per la diffusione della cultura del rispetto reciproco, della tolleranza e della lotta alle discriminazioni.

Attraverso le azioni positive svolte dai propri avvocati, l’Ordine di Milano può con orgoglio contribuire alla ‘‘risposta globale’’ perseguita dal Progetto OSCE-ODIHR, che vede alleati società civile e operatori della giustizia. Un’occasione preziosa per riportare a livello nazionale le riflessioni conclusive svolte a Vienna e` stato il convegno che si e` svolto il 15 gennaio 2019 a Milano: appuntamento finale del progetto e tappa iniziale del nuovo ‘‘servizio’’. Da Vienna, in rappresentanza dell’OSCE, vi hanno partecipato il gia` ricordato Tome Shekerdijev, responsabile del progetto, e la direttrice aggiunta del dipartimento ODIHR, Christie Edwards.

da La Rivista del Consiglio Studi e commenti – Anno 2018-2019

Avv. Silvia Belloni

(Silvia Belloni è avvocata, consigliera dell’Ordine degli avvocati di Milano e fa parte del Comitato diritti umani. Si occupa di diritto dell’informazione, di famiglia e dei minori; violenza di genere e pari opportunità. È docente in corsi e seminari degli Ordini dei giornalisti e degli avvocati)

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