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Quando lo Sport è Responsabilità

Stefania Magnisi
Redazione

Dalle “Linee guida volontarie”

al “Movimento (?) Responsabile”

 

In un’epoca caratterizzata da profonda incertezza, fatta da grandi business economici e ridondante benessere da un lato, ma battuta da profonde piaghe quali i conflitti, la crisi economica, la povertà o il degrado sociale e ambientale dall’altro, lo sport – italiano e internazionale – può rappresentare un’eccezionale occasione di rispetto ed educazione (tanto umana, quanto culturale e ambientale), promozione dell’uguaglianza e dell’integrazione sociale.

Ecco il tema che ha portato attori e protagonisti del mondo dello sport sociale, territoriale e non, a riunirsi attorno al grande tavolo dello sport responsabile in occasione del focus group tenutosi a Padova lo scorso 3 marzo presso la sede di Banca Popolare Etica, organizzato dall’Associazione Sport4Society.

L’incontro, nato dalla volontà di aggiornare il capitolo del 2009 dell’Associazione S4S sulle “Linee guida volontarie sullo sport responsabile”, si è rapidamente trasformato in un’efficace occasione per gettare le basi per un la nascita di qualcosa di nuovo. Un movimento dottrinale che avverte la necessità di promuovere il valore aggiunto inter-relazionale dello Sport e di eleggere i concetti di Sostenibilità e Responsabilità come matrice di cambiamento libero, sociale e a 360°.

Perché il concetto chiave trasmesso e radicato diventi: “Noi non spendiamo per fare sport, noi investiamo nello sport”, è necessario che alcuni equilibri da tempo abbarbicati alla comune concezione imprenditoriale e professionistica degli attori che ruotano attorno all’asse del business sportivo vengano prepotentemente mutati o addirittura sradicati. Perché la Responsabilità Sociale nello sport non sia soltanto “dello sport” ma anche, e soprattutto, di chi lo sport lo usa, lo consuma e lo sfrutta al fine di carpirne quella connaturata capacità di generare relazioni e smuovere equilibri per così dire Neshiani, è d’obbligo che i suoi protagonisti si facciano carico di un agire impetuoso e collettivo .

E che cos’è lo sport se non inarrestabile e sconvolgente impeto?

Nel corso della storia, di pari passo all’evolversi di popoli e civiltà, lo sport ha sempre esercitato un ruolo capitale, e se vogliamo in un certo senso anche politico, come strumento di potere dispotico (si pensi ai grandi totalitarismi), ma anche come fattore di pacificazione (noto fattore di superamento delle barriere e delle diversità, che siano esse territoriali o sociali). Ed essendo, ad oggi, una realtà sociale alla quale molti fanno riferimento nella ricerca di modelli valoriali e di corretti stili di vita, a causa della sua naturale qualifica di contenitore di valori, ma anche, e forse soprattutto, per la sempre più evidente latitanza di quelle famose isole della personalità (istituzioni, politica, realtà economiche e sociali) attualmente visibilmente poco capaci di garantire qual si voglia forma di sostengo o certezza, è necessario che l’intera rete dei soggetti che ruota attorno al mondo dello sport si assuma la responsabilità di dare delle risposte in maniera non isolata, ma rafforzando le relazioni con i propri stakeholder istituzionali e non, al fine di uno sviluppo (e prima di tutto di una tutela) territoriale e sociale che si configuri come un ritorno per la collettività.

Ed ecco che allora la chiave fondamentale per perseguire la comune responsabilità può essere individuata a livello di dialogo e conseguente scambio tra le comunità, l’ambiente che esse popolano e i soggetti che vi operano. Ma se come sostiene Mandela - lo sport è più potente dei governi nel rompere le barriere razziali ed è capace di ridere in faccia a tutte le discriminazioni – allora forse quest’ultimo risulta essere qualcosa di più di mera attività  produttiva, propria e distintiva del dissociato partito degli “sportivi”; ordine tradizionalmente separato e ben distinto dal resto delle categorie sociali appartenenti alla comunità. Probabilmente, lo sport, caratterizzandosi come momento di crescita e sviluppo della persona, svolge, assieme agli attori economici, sociali ed istituzionali di un determinato luogo, un ruolo significativo nei processi di trasformazione urbana e sociale.

Stefania Magnisi


in Consumi, 11/03/2017