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Da Dove Proviene il Latte?

Francesco Castracane
Redazione Roma

Buone notizie per i consumatori

 

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 Gennaio 2017 il Decreto del 9 dicembre 2016, segnalando l’obbligo di indicazione in etichetta dell’origine del latte e dei prodotti caseari.

Il Decreto dà applicazione ad una parte del regolamento UE n. 1169/2011, riguardante la fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori. Nella fattispecie si occupa appunto del latte e dei prodotti caseari.

Dal 19 aprile 2017 entrerà quindi in vigore l’obbligo di introdurre in etichetta l’indicazione dell’origine per i prodotti lattiero-caseari. Sono ovviamente esclusi i prodotti Dop e Igp che hanno già disciplinari relativi all’origine e al latte fresco già tracciato.

L’articolo 2 del succitato Decreto parla piuttosto chiaramente: “1. L'indicazione di origine  del  latte  o  del  latte  usato  come ingrediente nei prodotti  lattiero-caseari prevede l'utilizzo in etichetta delle seguenti diciture:

a) «Paese di mungitura»: nome del Paese nel quale è stato munto il latte;

b) «Paese di condizionamento o di trasformazione»: nome  del  paese nel quale il latte è stato condizionato o trasformato.

2. Qualora il latte, o il latte usato come ingrediente nei prodottilattiero-caseari, sia stato munto, condizionato o trasformato nello stesso  Paese,  l'indicazione  di  origine  può essere assolta con l'utilizzo della seguente dicitura:  «origine  del latte»: nome del Paese”.

Quindi, di fatto sarà possibile avere nozione precisa della provenienza del prodotto.

Il secondo comma dell’articolo 4 recita inoltre: “2. Le indicazioni sull'origine di cui agli articoli 2  e  3  devono essere indelebili e riportate in etichetta in modo da essere visibili e facilmente  leggibili.  Esse  non  devono  essere  in  nessun  modo nascoste, oscurate, limitate o separate da altre indicazioni  scritte o grafiche o da altri elementi suscettibili di interferire.”

Sono previste pene pecuniarie di vario importo, in funzione dello specifico reato compiuto.

Il Decreto entrerà in vigore 90 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e ci saranno poi 180 giorni di tempo per esaurire le scorte di prodotti privi di etichetta regolare.

Si tratta quindi di una buona notizia per i consumatori, ma tutto sommato anche per i produttori seri e per gli allevatori.

Accordi generali, ad esempio fra la Coldiretti e alcune grosse società di lavorazione del latte, fissano il prezzo del latte “alla stalla” a 39 centesimi al litro. Attualmente questo prodotto viene invece venduto alla fine della filiera a un prezzo medio di 1,20 euro.  Il problema reale è che c’è una sovrapproduzione di latte provocata da vari fattori, come ad esempio il rallentamento dell’economia cinese che fa in modo che ci sia minore richiesta di latte in polvere o l’abolizione delle quote latte e i cambiamenti climatici che permettono a molti paesi del nord di tenere per più tempo il bestiame al pascolo. In Italia il consumo di latte procapite è in diminuzione. Uno dei motivi è legato alla deperibilità del prodotto. Molte famiglie, soprattutto quelle mononucleari, investono meno nell’acquisto del latte principalmente a causa dell’imminenza delle date di scadenza del prodotto. In tal senso sarebbe utile implementare le confezioni da mezzo litro, strutturalmente più funzionali e di appeal per la generazione dei “single”.

Va evidenziato che la possibilità di conoscere la provenienza del latte o dei formaggi è certamente una notizia da accogliere favorevolmente, incontrando la necessità di una  sempre maggiore trasparenza richiesta dalla fascia più sensibile e consapevole dei consumatori. Tale regolamentazione dell’etichettatura pur non dicendo nulla sulle condizioni nelle quali il latte viene prodotto e non permettendo una definizione precisa dell’impatto della produzione sull’ambiente, può essere considerata come un primo passo verso la definizione sempre più puntuale di quella che una volta veniva chiamata “Impronta Ecologica e Sociale”. Ma una domanda sorge spontanea per i consumatori compulsivi di cioccolata al latte (io naturalmente non ne faccio parte): da dove arriverà il latte che sta nelle barrette?

 

Francesco Castracane 


in Consumi, 12/04/2017