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Jean-Michel Basquiat, genio e sregolatezza

Matteo Gatti
Redazione

Talento ribelle newyorkese in mostra al Mudec di Milano

 

Ancora per pochi giorni, fino al 26 febbraio, sarà possibile visitare presso il Mudec la mostra temporanea dedicata a Jean-Michel Basquiat, eccentrico e talentuoso artista statunitense di origini caraibiche nato nel 1960 e scomparso all’età di ventisette anni. La retrospettiva percorre attraverso sei sezioni la vita del “Picasso nero”, seguendo una vorticosa parabola che prende le mosse dai primi graffiti sui muri di Manhattan e termina nel loft di Great Jones Street dove viene trovato morto il 12 agosto 1988.

Nel mese di settembre 2017 sarà la Barbican Art Gallery di Londra a raccogliere il testimone, portando Basquiat nel Regno Unito.

È inoltre da segnalare che a breve all’interno della cornice di Palazzo Reale a Milano verrà aperta al pubblico un’esposizione interamente dedicata a Keith Haring, amico di Jean-Michel che con lui condivise il percorso dalla strada alle gallerie.

Street Art, Graffitismo, Art Brut, Outsider Art, Pop Art…sono diverse le categorie artistiche che competono a Basquiat, il quale fagocita e rielabora i più diversi spunti dalla vita quotidiana, deformando attraverso consapevolezza, ironia e filtri prerazionali le visioni della realtà urbana: con colori e parole dà voce alle ossessioni della mitologia e della modernità al ritmo sincopato della nascente cultura hip hop.

Fin da giovanissimo Jean-Michel mostra di detenere il diritto di cittadinanza nelle nazioni di genio e sregolatezza. Ispirato nelle arti grafiche come nelle lingue e nella musica, durante l’infanzia disegna e conosce tra lingue, poi suona con i Gray, di cui è fondatore con alcuni amici, e negli anni ’70-’80 si inserisce con personalità nel dinamico panorama artistico nordamericano delle arti visive: insieme ad Al Diaz è protagonista dell’esplosione targata SAMO© sui muri newyorkesi, coltiva con Keith Haring un’amicizia contraddistinta da reciproca e notevole influenza, raggiunge la consacrazione al mondo dell'arte istituzionale attraverso l’ammirato Andy Warhol e le conseguenti Collaborations.

Le strade della città, i vagoni della metro D, cartoline e magliette prima ancora delle tele sono i supporti che vedono innuce l’astro di Basquiat, che inizia poi a mixare su supporti spesso non convenzionali diverse esperienze grafiche: pittura, scrittura e collage mantengono vivo il leitmotiv del graffito, che richiama nello stesso momento esperienze rupestri e street art. L’emblematica corona tricuspide diventa la firma inconfondibile di opere influenzate da temi ricorrenti, tra cui spiccano l’anatomia del corpo umano, la musica e l’identità afroamericana, insieme a visioni e suggestioni tra metropoli e culture tribali. Dietro al valore economico di un artista maledetto ingerito dall’industria dell’arte si celano interi universi.

 

Foto di copertina: Jean-Michel Basquiat, Senza titolo (Bracco di Ferro) [sic], 1983 Acrilico e pastello a olio su tela, cm 182,9 x 182,9, Mugrabi Collection; foto all'interno del testo: Jean-Michel Basquiat (sito Basquiat.com)

 

Matteo Gatti


in Cultura, 24/02/2017