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Ai Weiwei – Odyssey

Francesco Castracane
redazione_Roma

Palermo – ZAC – Cantieri Culturali alla Zisa – dal 23 Aprile al 20 Giugno 2017 

 

Mostra ospitalità agli stranieri.

Perché non solo è un modo per provare ad immaginare che cosa abbiano dovuto attraversare,

ma un modo per avere la volontà di usare sufficiente coraggio per agire.

Gilgamesh

Odyssey è un’immagine di circa mille metri quadrati su carta da parati che ricopre quasi interamente il pavimento di ZAC, padiglione di arte contemporanea situato nella vecchia area dei cantieri della Zisa. Weiwei ha lavorato oltre sei mesi alla realizzazione dell’opera, il cui centro concettuale è la citazione del più antico poema epico della storia (riportata nell'immagine di apertura del presente articolo).

Il motivo iconografico del wallpaper è composto da un intreccio di immagini tratte dai social media, dal materiale raccolto dall’artista nel corso dei suoi viaggi durante le visite nei campi profughi e da una serie di stilemi che si ispirano agli elementi grafici delle antiche civiltà greche ed egizie.

Il lavoro si mostra come una continua ed incessante contrapposizione fra immagini che si rifanno alla pittura vascolare greca e all’immaginario mediatico del XXI Secolo. Al centro sala vi è la citazione che fa confine fra due cicli di immagini fra loro speculari, mentre i confini fisici del padiglione rappresentano il Mar Mediterraneo.

Il padre di Ai Wewei fu denunciato come nemico del partito e del popolo, e assieme a tutta la famiglia fu mandato in esilio interno: “E’ un esperienza terribile essere considerato straniero nel tuo paese, nemico della tua gente e delle cose che più mio padre amava”. Nel 2011 lo stesso artista viene arrestato per 81 giorni, venendo poi messo agli arresti domiciliari e non avendo la possibilità di uscire dalla Cina fino al 2015. Nei due anni successivi Ai Wewei visita i campi profughi di diversi paesi, tra cui quelli in Grecia, Turchia, Libano, Giordania, Israele, Gaza, Kenia e Afghanistan. Nel 2016 produce un documentario che documenta la sua esperienza di visita dei campi profughi.

Nel Dicembre 2016 rilascia la seguente dichiarazione: “Nel corso del 2016 sono stato impegnato nella produzione di un documentario sulla crisi dei rifugiati. Ho viaggiato attraverso più di dieci paesi in diversi continenti, e ho visitato decine di campi profughi. Ho intervistato i profughi e tutti gli attori coinvolti, come ad esempio i politici locali e le organizzazioni non governative. La crisi dei rifugiati ha un contesto assai ampio. Si intrecciano diverse storie, conflitti regionali e religiosi, pressioni economiche, e le crisi ambientali che hanno contribuito alla più ampia definizione di quello che è la crisi dei rifugiati. Io e il mio team abbiamo analizzato a fondo questo tema, siamo partiti dallo studio dei primi spostamenti di massa degli esseri umani, che risalgono al Vecchio Testamento. (…) il disegno della carta da parati (…) include sei temi: la guerra, le rovine della guerra, il viaggio dei rifugiati, la traversata del mare, i campi del profughi, le manifestazioni e le proteste.

 

 

 

 

 

 

Francesco Castracane

(le foto sono dell'autore)

 

 

 

 

 

 

Comunicato stampa Orlando Cusumano


in Cultura, 29/04/2017