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Richiedenti asilo: dopo l’emergenza l’accoglienza

Federica Petralli

Quando i grandi numeri diventano volti

 

La Comunità Oasi 7 M Silvia di Capralba (CR) è una struttura residenziale, dedita in particolare all’accoglienza di donne che, con i propri figli, si trovano ad attraversare un momento particolarmente difficile della propria vita. Gli operatori si impegnano ad affiancare ed a sostenere gli ospiti in un percorso che rinforzi la genitorialità e l’autonomia relazionale, educativa ed economica.

In qualità di educatori, oltre a mettere in atto il nostro profilo professionale, mettiamo in gioco la nostra persona, riscoprendo ed interrogandoci circa i nostri valori. Ogni incontro, ogni storia ed ogni percorso che sosteniamo è uno stimolo per fare meglio e per cercare di fare ancora di più.

Il mondo Occidentale ha sempre di più a che fare con la crisi economica, sociale, ma anche con le conseguenze dei propri colonialismi. Le tratte migratorie si moltiplicano e le scelte geo politiche fatte fino ad ora ci presentano il conto con una grande crisi umanitaria. Le tratte migratorie si moltiplicano e sono affollate, creando una vera e propria emergenza umanitaria. Voltarsi dall’altra parte o costruire muri non è più una possibilità: il problema ha assunto dimensioni talmente rilevanti per cui si è costretti ad aprire gli occhi e trovare delle soluzioni.

La ricerca del bene è necessariamente la ricerca di un bene comune, di cui tutti siamo responsabili, attraverso la conoscenza e l’accoglienza, unico antidoto per il terrore ed il rilancio della speranza.

Da qualche anno la Comunità Oasi 7 M Silvia si è resa anche protagonista nella gestione dell’emergenza dei richiedenti asilo, che giungono nel nostro paese attraverso tratte migratorie sempre più disumane. L'arrivo, solo in Italia, di 13.825 persone solo nel 2016 (Fonte: dati al 20 marzo 2016, http://data.unhcr.org/mediterranean/regional.php), mostra in maniera chiara l’importanza del fenomeno considerando anche che il 95% di loro giunge via mare, nelle condizioni che sono facilmente verificbili su ora mai tutti i mezzi di comunicazione.

Questi dati, questi numeri, presso la nostra struttura d’accoglienza diventano volti, nomi, storie di donne, di ragazze che hanno con sé solo un bagaglio di veri e propri traumi, di speranze, di incertezze. Gli strumenti necessari all’inclusione sono tutti da costruire poiché si ritrovano in un mondo in cui crollano i normali ed acquisiti riferimenti sociali, culturali ed economici. Si tratta di persone che hanno perso tutto ed in modo doloroso e repentino: lavoro, amici, parenti, la possibilità di usare la propria lingua d’origine. L’asilo politico e l’accoglienza è una questione di civiltà. Non è un argomento riferibile in modo specifico all’ordine pubblico da un lato o a una spinta caritatevole dall’altro: ciò che è in gioco è l’individuazione, lo sviluppo e la realizzazione di diritti. Le persone che chiedono asilo rappresentano non solo una denuncia nei confronti di paesi e situazioni violente e inique, sono anche uno specchio che rimanda a tutti il bisogno umano di libertà, sicurezza, dignità.

Le strutture di accoglienza, come quella sopra citata, si impegnano a riconoscere le persone come tali ancora prima di trovare un inquadramento giuridico. Il tentativo è quello di restituire parte di ciò che hanno perso attraverso l’insegnamento della lingua, l’ascolto, il supporto, l’esempio di un modello culturale completamente diverso, che deve sforzarsi di trovare una sintesi con quello abbandonato frettolosamente nel tentativo di trovare condizioni minime di sicurezza ed umanità. 

 

Federica Petralli

 


in Diritti, 23/03/2016