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I Corridoi Umanitari, un viaggio sicuro verso un altrove

Giulia Menegardo
Riforma.it

Un modo diverso di attraversare il Mediterraneo per chi fugge da guerre e miseria

 

Sabato 29 ottobre nell’auditorium della biblioteca Il Pertini di Cinisello Balsamo, si è tenuto l’incontro “Corridoi umanitari. Un modo diverso di attraversare il Mediterraneo per chi fugge da guerre e miseria”.

In questa occasione, organizzata dal gruppo donne del centro Jacopo Lombardini in collaborazione con il Comune di Cinisello, la pastora valdese Maria Bonafede e il rappresentante della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Marcante, hanno spiegato al pubblico in cosa consiste il progetto.

 

Un corridoio collega due stanze permettendo il passaggio da una all’altra, quindi il movimento. Il movimento è l’evidenza della vita ma a volte diventa una possibilità di sopravvivenza. L’istinto di sopravvivenza e il desiderio di una vita degna di essere vissuta, sono il motore che spingono le persone a lasciare il proprio luogo di appartenenza, affrontando lunghi e difficili viaggi, per raggiungerne uno migliore per sé e chi si ama. Si viaggia leggeri, non si può essere attaccati al materiale più che alla propria dignità perciò i bagagli si riempiono di speranze e di sogni.

I flussi migratori sono spostamenti di massa. Intere famiglie, villaggi, città, popolazioni, fuggono. I migranti sono persone che non hanno più una terra da abitare. La guerra fa troppa paura, più di quella che fa lasciare quel che si possiede per tentare un viaggio fortunato in condizioni che non promettono nulla di buono. Le nazioni limitrofe sono le prime mete da raggiungere per poi provare a proseguire altrove. Il dovere morale e civile di accogliere i profughi viene meno quando il popolo ospitante comincia a sentirsi invaso.

Qualcuno impiega mesi a raggiungere la sua meta, addirittura anni, la realtà però è che molti perdono la vita durante quei viaggi carichi di aspettative e attese strenuanti. Nel 2015 quasi un milione di persone ha chiesto asilo e i morti sono stati circa quattromila.

Nel 2013, in seguito al naufragio di un’imbarcazione nei pressi delle coste di Lampedusa, la federazione italiana delle chiese evangeliche, si mobilita per strutturare un progetto che possa contribuire a gestire il problema dei viaggi non sicuri affrontati dai migranti.

 

I Corridoi Umanitari sono una risposta concreta alla richiesta di aiuto, sono un atto umanitario e solidale nei confronti di chi ha bisogno. Il progetto è stato finanziato dalle chiese evangeliche, Tavola Valdese e Comunità di Sant’Egidio con lo scopo di intercedere nella concessione dei visti, grazie all’art. 25 della convenzione di Schengen che ne prevede il rilascio per questioni umanitarie.

Nel 2015 grazie a un protocollo d’intesa con il governo italiano, sono stati rilasciati 1000 visti, validi per un periodo di 12 mesi. L’attenzione del progetto è stata indirizzata a tre zone specifiche: Libano, Marocco, Etiopia. I visti sono stati distribuiti in percentuale diverse a seconda delle situazioni specifiche locali (600 solo in Libano dove non esiste scolarizzazione e assistenza sanitaria gratuita). La selezione dei beneficiari, avviene dopo aver esaminato attentamente caso per caso, compito non facile come ha sottolineato Maria Bonafede, ma necessario. Tale azione congiunta ha permesso a molte famiglie e singoli individui di viaggiare in modo sicuro, portando con sé effetti personali, e raggiungere l’Italia, dove sono stati accolti in strutture organizzate. Così, mentre gli adulti imparano la lingua e un mestiere, i più piccoli frequentano la scuola e ricevono cure mediche se necessario.

Ma la migrazione è anche un progetto personale, come fa notare Andrea Marcante, perciò capita che alcuni decidano di sottrarsi all’iter una volta giunti in Europa, e cerchino di proseguire verso paesi nei quali si trova un parente o un amico. La disgregazione dei tessuti sociali, ha portato alla creazione di un muro. Dinanzi a un flusso migratorio di proporzioni storiche, il continente si divide tra paesi che rispondono con una chiusura e nazioni che accolgono, offrendo soluzioni temporanee, e non, ai richiedenti asilo. Milano si dimostra disponibile con un punto accoglienza al binario 21 della Stazione Centrale, simbolo della Shoah ma basta pensare che solo dieci dei settanta comuni della provincia, hanno aperto le proprie porte. Tuttavia l’accoglienza è solo una delle parti dell’ingranaggio.

I Corridoi Umanitari costituiscono una soluzione che, anche se per ora in proporzioni moderate, agisce alla base, all’inizio del movimento per la vita, offrendo una possibilità concreta, salvando, di fatto, vite umane.

Giulia Menegardo 


in Diritti, 10/11/2016