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No allo Sport? Sì ai Giovani Vecchi.

Stefania Magnisi
Redazione

Grado zero delle capacità motorie previsto per bambini e adolescenti italiani nel 2020

 

In prima media 2 ragazzi su 3 non sa eseguire la capriola in avanti, la scomparsa del gioco di strada provoca danni incalcolabili (poca forza nelle braccia e nelle gambe e niente senso dell’equilibrio), le qualità aerobiche (resistenza) di un adolescente italiano sono in calo dell’1% ogni anno dal 2005, tanti quindicenni non sanno andare in bici, di correre non  ne vogliono sentir parlare e riducono il camminare a pochi metri al giorno causando un notevole abbassamento del livello di mineralizzazione delle ossa e frequenti infortuni nella vita quotidiana.

Ma cosa sta accadendo all’istituto dello sport in Italia?

Allo Stato non sembra interessare rispondere a tale quesito né tantomeno attuare iniziative o programmi per la promozione sportiva e la divulgazione dei corretti stili di vita se non attraverso sterili campagne occasionali che tendenzialmente lasciano il tempo che trovano.  Ma dove sono i  fondi promessi per l’assunzione degli insegnanti di Educazione Motoria? Per non parlare della qualità dei neolaureati (o laureandi) in Scienze Motorie, sempre più orientati verso la carta e il business economico da ufficio, piuttosto che verso la pratica sportiva e l’insegnamento.

In Francia e in Gran Bretagna i primati giovanili sono del 50%, negli USA il 78% degli uomini e addirittura il 90% delle donne. In Italia i gruppi non formali e il mondo dell’associazionismo no profit combatte ancora contro gli stereotipi e le diseguaglianze di genere in campo sportivo, promuovendone il contrasto attraverso progetti di rigenerazione urbana (Centri di Rieducazione Motoria) per la riappropriazione degli spazi abbandonati, e attività di cooperazione internazionale o campagne di sensibilizzazione locali che spesso, purtroppo, incontrano non poche difficoltà nel reperimento dei fondi (pubblici e privati) per la loro attuazione. Andando avanti di questo passo è impossibile sperare in un miglioramento delle prestazioni sportive, né tantomeno in un “ringiovanimento dei giovani”. Presto verrà a mancare la figura dell’insegnate “pratico” che all’estero è prodotto dai “veri” licei sportivi, e il nostro rischia davvero di non essere più un "paese per giovani", inchiodando le nuove generazioni all’immobilismo domestico grazie anche a tutto il supporto che la recente (socialmente innovativa?) strumentazione tecnologica può fornire (cellulari, videogiochi, pc, tv etc..). 

Stefania Magnisi


in Diritti, 03/05/2017