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dopo la strage di Dacca

Michele Papagna
Redazione

Imparare a leggere anche il Corano, ma continuare a predicare e praticare pace, giustizia e solidarietà

 

Con il massacro di nove nostri cittadini in Bangladesh, l'Italia viene colpita dal terrorismo di matrice fondamentalista islamica che in questi anni, dall'11 settembre in poi ci ha sostanzialmente "risparmiato".

Sì, ci sono stati i casi di Cesare Tavella, cooperante ucciso proprio a Dacca due anni fa, di Valeria Solesin studentessa universitaria uccisa al Bataclan a Parigi, i quattro turisti uccisi al museo di Tunisi... ma questa è la prima volta che un attacco terrorista ha colpito in modo numeroso e mirato, forse anche volutamente italiani.

E' un colpo che ci tramortisce, che ci lascia senza parole e senza, ancora, reazioni emotive evidenti. Lo si vede sui social: nessun proliferare di "io sono italiano", di tricolori...

Ora ci siamo anche noi nel mirino: la catena di attentati in questi anni e proprio in questi giorni sta colpendo tante città, paesi, continenti... dalla Turchia, a Dacca, da Bagdad al Camerun, dal Kenya all'Europa, agli Stati Uniti... si fa sempre più fatica persino ad indignarsi di fronte all'efferatezza delle stragi. I particolari dell'uccisione dei venti uccisi a Dacca, "selezionati" in base al saper leggere o meno il Corano e poi torturati e infine sgozzati sono di una ferocia scandalosa, che fanno smuovere nell'animo volutamente moti di vendetta. di voglia di reazioni sommarie, di rispondere con sangue al sangue, di entrare davvero in una nuova guerra mondiale e globale. E' quello che vogliono. 

Ed è quello che non bisogna fare. Bisogna riuscire a indignarsi e nello stesso tempo avere la forza di trasformare l'emozione dell'indignazione in comprensione, in ragione: bisogna ricorrere alle armi più forti ed efficaci: quelle della pace, della giustizia e, perchè no, della solidarietà. 

Perciò, nel mare di analisi mi permetto anch'io un paio di annotazioni e sottolineature: lo ritengo un dovere a cui tutti, ognuno a suo modo, dobbiamo rispondere. 

1) I terroristi in Europa provengono culturalmente e socialmente dalla mancata integrazione (stragi di Parigi e Bruxelles); sono "europei", sono poveri, provenienti dalle periferie suburbane stritolate dalla crisi...?

E' evidente che bisogna agire sulla mancanza di integrazione, sulla mancanza di Stato: di Francia, Belgio... di Europa! E ora che anche noi siamo entrati nel mirino, che non ci sono più sorte di copertura dal sapore andreottian-mediorientale a salvarci... anche l'Italia deve esserci di più, contrastando il degrado nelle nostre periferie,  facendo leva sulla ricchissima relazione di fratellanza che abbiamo con immigrati di ogni genere di nuova e più vecchia data: marocchini, tunisini, egiziani, bengalesi, turchi, indiani, cingalesi...

2) E come mai invece i terroristi a Dacca, provengono da ceti medio-alti, di classe sociale e economica elevata, da università? E i capi dei terroristi come mai non sono solo fanatici, ma laureati, dottori, ingegneri, hanno fatto scuole occidentali?

E' del tutto evidente che la matrice fanatico-religiosa è solo una delle componenti, forse che addirittura sia un paravento, forse che le ragioni più profonde stiano nelle disuguaglianze clamorose che in Bangladesh come altrove armano in giovani culturalmente attrezzati l'impotenza nel vedere la miseria, la fame, il vero e proprio schiavismo in cui la propria popolazione si trova, umiliata, massacrata, torturata prima dai colonizzatori, poi da sovrani e satrapi corrotti e corruttori, da partiti politici trasformati in cosche di parentele mafiose...  Non sto giustificando questi assassini: sto solo cercando di capire, perché diversi ventenni di "buona famiglia" in una società storicamente multiculturale e tollerante, in cui l'Islam è arrivato attraverso la dolcezza dei sufi... arrivino a chiedere di leggere il Corano e a sgozzare chi non lo fa, e pure chi lo fa, colpevole di essere solidale con due amiche indiane, colpevoli a loro volta non di non saper leggere ilCorano, ma di vestire all'occidentale... Da dove questa rabbia, questo rancore infinito? Non solo dall'integralismo religioso: la ragione ci dice che c'è dell'altro, che è una forma di reazione clamorosa all'impotenza per una clamorosa ingiustizia subita. 

3) Talmente clamorosa da togliere e togliersi la vita (sono ormai migliaia e migliaia i kamikaze): perché una qualche ragione ci sarà se questi assassini... assassinano sè stessi oltre ad uccidere altri: e l'atto di uccidersi per uccidere è l'aopteosi del gesto di ribellione contro la vita propria stessa. Lasciamo perdere le vergini promesse in paradiso e ripeto, riflettiamo bene: cosa porta dei giovani - disperati delle banlieu o laureati di buona famiglia - a uccidersi pur di colpire persone palesemente innocenti, non credenti e credenti, comunque colpevoli?

La follia suicida-omicida, organizzata e pianificata risponde a una logica che ha comunque una sua crudele epicità. Credo che un qualche motivo risieda nell'uso sempre più diffuso della guerra tecnologica, quella dei droni, quellla pulit, nel senso che non ci si sporca le mani. Si spara in modo intelligente da migliaia di km di distanza (e sappiamo che intelligente non ha per niente a che fare con l''assenza di danni collaterali). Per noi è impensabile, ma il ragionamento di fondo potrebbe essere: siccome non posso fare altro per colpire un nemico distante, che spara su di me, sui miei in modo invisibile... uso me stesso come arma e colpisco laddove posso, e chi prendo prendo, anzi li colpisco proprio perchè se la godono, belli tranquilli in un bar, un ristorante, in un aeroporto, in una spiaggia.

4) E infine non è che il cosiddetto Occidente non abbia generato la sua follia omicida: il pazzo che ha ucciso cinquanta persone nel bar frequentato da gay a Orlando in Florida era prima di tutto un americano, Anders Breivik che nel luglio di cinque anni fa uccise sessandanove ragazzi e ragazze a Utoya è "Uno di noi", come ha scritto recentemente la giornalista norvegese Åsne Seierstad; Tommy Mair, l'assassino della deputata laburista inglese impegnata contro la Brexit sarà pure il classico fanatico nazista...ma ricordiamoci appunto che solo settanta anni fa la nostra moderna e civile Europa ha generato la mostruosità della Shoah... e che la democrazia americana non si è ancora scusata dal '45 quando ha cancellato Hiroshima e Nagasaki con le bombe atomiche: tra centomila e duecentomila morti...

E cos'è questa del nucleare se non follia suicida da parte del'umanità, visto che ha generato come ipotesi concreta l'estinzione stessa dell'intero genere? 

"Occhio per occhio" è biblico, così come lo sono i versi del Corano: sono le cosiddette "sacre scritture", piene di paradisi persi e futuri, e di stragi, di efferatezze, di indicibili torture... Nulla di nuovo vien da dire: si sono scannati interi popoli in nome di qualche dio.

Se oggi vogliamo in qualche modo resistere a questa barbarie, oggi che non riusciamo neanche a inventarci una immaginetta iconica da mettere sul profilo di facebook dobbiamo fare uno sforzo ancora più grande e più profondo, quella di piangere Nadia Benedetti, Cristian Rossi, Marco Tondat, Claudio Cappelli, Vincenzo D’Allestro, Simona Monti, Maria Riboli, Claudia D’Antona e Adele Puglisi e di piangere anche Faraaz Hossain, il giovane indiano ucciso assieme alle sue due giovani amiche, e Joe Cox, uccisa per difendere una Europa in cui non credono più manco gli europei, ma in cui credono cinquanta milioni di persone che arriveranno man mano nei prossimi decenni. Cinquanta milioni che fuggono alle guerre, alla fame, alla sete: chiamali pure profughi economici, ma la fame e la sete uccidono come e anche più delle guerre.   

Bisogna davvero imparare a leggere la Bibbia, il Vangelo, anche  il Corano e i libri sacri di tutte le religioni. Leggere e rileggere, per imparare e riconoscere il male e il bene che ci portiamo dentro di noi.

Per vincere questo terrore bisogna utilizzare l'arma più potente, quella dell'amore. 

 

Michele Papagna

direttore Consumietici.it

(foto di copertina) da in alto a sinistra: Nadia Benedetti, Cristian Rossi, Marco Tondat, Claudio Cappelli, Vincenzo D’Allestro, Simona Monti, Maria Riboli, Claudia D’Antona e Adele Puglisi. da La Stampa

(foto nell'articolo) a sinistra Joe Cox, a destra Faraaz Hossain (da Internet)

     

    


in Editoriali, 04/07/2016