Un gruppo di bambini e bambine gioca nel cortile di una scuola in un pomeriggio di sole. Un pallone che rimbalza e un mazzo di fiori raccolto trasmettono l’idea di pace e serenità che accomuna l’infanzia agli occhi del mondo. A non troppi chilometri di distanza, i corridoi dell’università di Irpin accolgono solo macerie e polvere mentre il silenzio rimbomba nella struttura deserta e crollata, di solito colma del vociare degli studenti della facoltà di finanza.
Sono queste alcune immagini del documentario “Books not Bombs” diretto da Stefano Di Pietro all’interno di un progetto promosso da Euroclio per supportare l’iniziativa di docenti che dall’Ucraina spingono per una riforma del sistema educativo locale.

“In questo momento si sta conducendo una riforma del sistema scolastico in Ucraina,la chiamiamo “Nuova Scuola Ucraina” ed è iniziata nel 2018. Dal mio punto di vista gli obiettivi principali di questa riforma sono il cambiamento dei valori e degli atteggiamenti perché l’ex scuola ucraina proviene dal periodo sovietico e se l’Ucraina vuole completare il processo di decomunistizzazione prima di tutto deve affrontare il modo di pensare coloniale, vale a dire l’influenza della Russia e della sua cultura. Il secondo punto importante è la prevenzione dal divenire sovietici, di superare questo concetto dell’ “homosovieticus”, e diventare uomini liberi”. Partire dall’educazione per cambiare il modo di pensare e di conseguenza formare un pensiero libero per gli uomini e le donne del domani, è l’idea che trasmette Pavlo Khobzey, direttore dell’Istituto Regionale di Educazione Pedagogica di Leopoli. Il sistema scolastico ucraino è ancora fortemente ancorato ai valori sovietici e dallo scoppio della guerra il percorso già attivato a partire dal 2018 rappresente un’incombenza maggiore. Il tema delle riforme educative diventa perciò una priorità in tutti i paesi facenti parte dell’ex blocco sovietico che se da un lato sono ancora in parte sotto la sfera d’influenza russa, dall’altro reclamano un’indipendenza maggiore dal punto di vista sociale, economico, politico e anche educativo. E se la Russia si avvale di motivi storici per giustificare l’invasione in Ucraina, ecco perché lo studio della storia può avere un grande impatto sul futuro del Paese.

Tra le modifiche proposte dalla riforma c’è anche un maggiore affiancamento dell’insegnamento della storia alle lezioni di educazione civica: “Innanzitutto [la riforma] è un ripensamento totale di cosa significhi insegnare la storia e l’educazione civica. Lo sforzo di fornire agli studenti opportunità adeguate alla loro età per pensare al significato della loro storia insieme a cosa significhi essere un cittadino dell’Ucraina ai tempi nostri” sottolinea Kate Lapham, responsabile presso USAID del network incentrato sull’educazione nelle crisi e nei conflitti che al termine degli anni 90 ha lavorato a lungo nei territori dell’ex Unione Sovietica. Educazione civica e storia, formando un binomio che sin dalla scuola elementare sappia avvicinare al tema dell’insegnamento storico con un occhio critico, responsabile, riflesso sul presente e non solamente concettuale o nozionistico.

Al centro del documentario “Books not Bombs” emerge proprio un libro, “Storia dell’Ucraina e del mondo”, libro di testo per le scuole elementari che anticipa i temi promossi dalla riforma. “Il nuovo libro è molto simile al nostro “Esploro il mondo” della scuola elementare e mi ha attratto molto. Il libro è molto interessante, ci sono tante immagini” racconta Veronika, studentessa della scuola elementare di Leopoli.

“Ho scelto questo programma per i miei studenti perché questo libro di testo è innovativo. Questo libro di testo è interessante sotto tutti i punti di vista: c’è un sacco di materiale sulla storia dell’Ucraina e del mondo ma sin dalla prima lezione gli studenti sono stati particolarmente interessati” conferma Igor Lozinksiy, maestro di storia della scuola elementare di Khodoriv, nella parte occidentale del Paese, mentre non è diversa l’opinione di Nataly Feriy, maestra di storia a Leopoli: “Ho scelto questo programma perché è promettente per il futuro. Si tratta di un corso integrato, composto da tre materie pratiche: Storia mondiale, storia dell’Ucraina ed educazione civica. Ai bambini non può essere insegnata una storia dove l’Ucraina è vista come separata dal resto del mondo o senza un’educazione civica.

Lo scoppio della guerra ha però mutato tutti i processi in corso. Se da un lato ha accelerato la necessità di sviluppare un sistema educativo alternativo, dall’altro ha frenato la stampa dei libri e i soldi investiti sull’educazione da parte dei ministeri, concentrati ora sull’aspetto bellico. “Purtroppo quest’anno, per via della guerra, per via dell’aggressione russa all’Ucraina lo stato non è stato in grado di garantire la produzione dei propri libri di testo, e di conseguenza in queste condizioni la pubblicazione di libri di testo stampati è molto importante. Grazie al supporto che abbiamo già ricevuto abbiamo stampato un piccolo numero di libri di testo che abbiamo inviato alle scuole.” testimonia Oleksii Andrusych, CEO della casa editrice, che sottolinea però anche l’immediato impatto positivo della distribuzione: “Man mano che distribuiamo i libri di testo riceviamo più richieste e domande.  [Gli insegnanti] si rendono conto di un nuovo modo di insegnare rispetto a quello che condividevano con i loro colleghi. Ad oggi più di 15,000 copie sono state richieste per cui il nostro obiettivo ora non è solo di ripagare il prestito che abbiamo ricevuto ma di ingrandire questo progetto e assicurarci che questo libro di testo sia visto anche in posti dove al momento non ne sono a conoscenza. Necessitiamo di avere bambini e ragazzi con un buon livello di educazione per il nostro futuro.“

Irina Kostyuk, tra le coordinatrici del progetto, aggiunge un aspetto di primaria importanza che sta ostacolando il proseguimento del progetto: “Il lavoro per i nuovi libri della prima media è cominciati senza nessun finanziamento. Dovremmo sviluppare i libri di testo per la prima media ma abbiamo qualche difficoltà perché il nostro gruppo di lavoro non è lo stesso dell’anno scorso perché uno degli autori è al fronte e il secondo co-autore, Volodymyr Selivanenko, fa anche lui parte delle unità di difesa locali.”

Il coinvolgimento della società all’interno del conflitto è altissimo, sono numerosissimi i volontari e le volontarie che si sono aggregati all’esercito e che, con diverse mansioni, sostengono la resistenza dell’Ucraina nelle sue varie forme. “Mentre ero con l’esercito ho scoperto che il budget stanziato per l’educazione era stato investito per spese militari e non credevo che si sarebbero potuti pubblicare i libri di testo” dichiara Igor Tseunov, tra gli autori del libro.

Tra le difficoltà che Irina Kostyuk fa emergere ve ne è però anche un’altra che è stata causata dall’invasione russa: “Tanti dei nostri bambini sono all’estero. Sono scappati dalla guerra con le loro mamme e nei paesi in cui sono adesso c’è un insegnamento diverso della storia”. Le stime dell’Unicef parlando di circa 2 milioni di bambini che hanno dovuto lasciare l’Ucraina per rifugiarsi in condizioni sicure di cui almeno la metà ha trovato asilo in Polonia. “Si, mi piacerebbe studiare con i libri di testo ucraini perché è la mia lingua madre e il polacco è un po’ difficile per me. Mi piacerebbe studiare a Varsavia con i libri di testo ucraini. Studiare la storia è importante perché l’Ucraina è il mio paese. Sono nato lì, voglio vivere lì” sono le parole di Andreiy, alunno rifugiato a Varsavia e scappato all’inizio del conflitto.

Il progetto, fortunatamente, ha avuto un ampio respiro internazionale e il sostegno non è mancato sia dal resto dell’Europa che da oltre oceano. Una testimonianza importante arriva anche dall’Italia, dove le parole dello storico Marco Tibaldini sostengono l’impatto di cui il progetto è alla ricerca. “Se vogliamo supportare la transizione dell’Ucraina a una moderna, liberale, inclusiva e democratica società è adesso il momento in cui dobbiamo agire. E un libro di storia è parte di questo progetto”.


Non solo un respiro internazionale, ma il progetto assume una valenza che va oltre anche alla semplice educazione rivolta ai bambini. Le strutture educative sono state tra le più colpite dal conflitto, come testimonia anche il caso dell’Università di Irpin, pochi chilometri a nord-ovest di Kyiv. Università ampiamente distrutta durante l’occupazione russa che ha preso il controllo della zona e che ha affrontato la strenua resistenza ucraina. Dalle parole del rettore dell’università, Serhiy Shevchenko, emerge il pensiero del mondo accademico: “[L’educazione] è la risorsa più efficace che al momento possediamo in Ucraina. I ragazzi giovani vivranno qui e loro hanno bisogno di ricostruire tutto qui. E hanno bisogno di studiare qui in futuro. Se non affrontiamo questa situazione, l’Ucraina cesserà di esistere perché i giovani sono il futuro dell’Ucraina e senza di loro, l’Ucraina non ha futuro.”

A conclusione del documentario “Books not Bombs” emerge una richiesta pronunciata da Irina Kostyuk che può riassumere le varie argomentazioni che il progetto ha affrontato. Una richiesta da accogliere, per garantire un impatto ed educare al cambiamento: “La scuola e l’educazione in generale sono la nostra speranza. Probabilmente con le nuove generazioni potremo risolvere i nostri problemi. Non sono sicura che la mia vita sarà abbastanza per questo compito ma credo fortemente nel potere dell’educazione, e se ci sono altre persone che lo credono: per favore, aiutateci.

28/04/2023
Gian Marco Duina

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