Domenica 3 dicembre, Padre Pino Puglisi ha ricevuto il premio come vincitore del torneo “Sulle nostre Gambe” organizzato da Libera all’interno del progetto Gre(e)at Lab, capofilato dall’associazione Un Ponte Per nel quartiere di Gratosoglio, a Milano. 

Non si tratta di Don Pino, di cui pochi mesi fa si è celebrato il trentennale dalla sua scomparsa per mano di una vile esecuzione mafiosa, ma di una squadra di ragazzi e ragazze formata dalle associazioni sportive “Fenice”, “U.S. San Barnaba” e “Pugilistica Domino” del quartiere Gratosoglio di Milano.
A sfidare la squadra di “Don Pino” altre tre squadre che portano sulle spalle nomi di ragazzi e ragazze tenendo viva la memoria delle vittime innocenti di mafia: Lea Garofalo, che ha pagato con la sua vita l’amore per la libertà e per sua figlia; Domenico Martimucci, promessa del calcio italiano vittima di un’esplosione; e Dodò Gabriele, caduto in uno scontro a fuoco mentre giocava a calcio per strada, a soli 11 anni.

Sulle nostre gambe”, è il nome del torneo e la scritta che tutti e 50 i partecipanti portano scritto sulla maglietta. “Sulle nostre gambe significa tenere viva la memoria delle vittime innocenti di mafia, affinché non si dimentichi ciò che è stato e si possa lavorare affinché non succeda più!” sono le parole di Lucilla Andreucci, responsabile di Libera Milano, associazione che in tutto il Paese conduce percorsi di prevenzione e contrasto alla criminalità mafiosa. “In questa partita contro la mafia, anche lo sport può giocare un ruolo importante: lo sport insegna a non mollare mai, ad avere rispetto per gli altri e per se stessi, insegna il valore e l’importanza di rappresentare la propria squadra, il proprio quartiere o addirittura il proprio Paese!”
Il torneo giunge a conclusione di un progetto che ha visto coinvolte numerose associazioni locali nell’implementazione di percorsi educativi informali nelle scuole, nei quartieri e con le società sportive del territorio.
Il progetto, finanziato dalla Fondazione di Comunità Milano, ha ricercato proprio nell’educazione informale una pratica di avvicinamento alla comunità giovanile di un territorio spesso trascurato dalla metropoli meneghina.

“Anche il calcio può essere uno strumento con cui combattere la mafia” ha spiegato un volontario di Libera, “utilizzare la passione per questo sport per aumentare la consapevolezza anche dei più giovani è una risorsa che non va sottovalutata. Indossare una maglietta con sulle spalle il nome di una vittima innocente di mafia ti permette di identificarti con una tematica che magari prima d’ora si sentiva lontana.” Gioco di squadra, impegno, onestà e sacrificio, sono tanti gli aspetti che possono accomunare la pratica sportiva con un comportamento antimafioso. Per vincere la partita più importante contro la criminalità organizzata, infatti, è necessario che ognuno scenda in campo e faccia la sua parte, contribuendo a segnare il goal più importante!

04/12/2023

Gian Marco Duina

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