Ieri era il 25 novembre, Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, e si è parlato solo di donne. Come se la violenza di genere fosse una tematica che riguarda solo una determinata categoria, mentre, spoiler alert, riguarda tutti. 

Ieri era il 25 novembre e abbiamo ricordato alle donne che possono essere sexy senza essere colpevoli (campagna pubblicitaria di Lines), che possono mettersi un rossetto senza sentirsi in colpa (campagna pubblicitaria di Sephora), e che se il loro compagno le picchia è perchè non le ama…grazie mille del reminder. Non l’avevamo ancora capito che non è la nostra scollatura, il nostro trucco, o dei comportamenti che forse hanno ingelosito il nostro compagno, a giustificare il fatto di subire delle violenze. Però ci tengono a ricordarcelo, e ad isegnarci anche qualcosa in più. Per citare Valeria Fonte, Dott.ssa in Lettere, filologa e attivista, “(…) ci insegnano come si rimedia agli errori e alle colpe più profonde, come quella di non aver riconosciuto prima la violenza, di non averla combattuta, di non averla denunciata e di averla nascosta col correttore super coprente a due euro e cinquanta del mercatino, mentre quella bruttezza l’accoglievamo tutta consapevolmente.” Perché, come ci ricorda la Dott.ssa Fonte, se i segni non ci sono non posso crederti, e se i segni ci sono salvati da sola, denuncia e poi si vedrà. E se avete mai sporto denuncia per molestie o violenze, lo sapete meglio di me che quel che succede è niente, ovvero quasi peggio di non aver denunciato, ma ti dicono che come donna hai la responsabilità di farlo, fallo per le altre donne vittime come te, fallo per fermare un sistema patriarcale, fallo per fermare il maschilismo, fallo per fermare gli uomini e la loro “pazzia”.

Ecco per l’appunto, e gli uomini in tutto questo?
A loro cos’abbiamo ricordato durante questa giornata?
Che le donne non vanno sfiorate nemmeno con un dito, nemmeno con un fiore?
Ed ecco che, magicamente, il 25 novembre, il genere maschile scompare dalla narrazione mediatica, scompare per riapparire più forte di prima nei giorni, settimane, mesi e anni a seguire, dipinto come “innamorato folle”, come “bestia cattiva”, come “lasciato dalla fidanzata”, come “licenziato dal lavoro”, scompare per riapparire, ancora una volta, deresponsabilizzato, carnefice senza colpe se non quella di amare troppo, o di aver perso la testa: ne esce assolto vostro onore

La violenza sulle donne, su tutte le donne, anche quelle transgender che spesso vengono dimenticate durante questa giornata, non è un problema di genere.
È un problema generato dalla società profondamente maschilista e machista di cui siamo parte, nasce dalle campagne pubblicitarie ridicole, dai titoli di giornale che ci indorano la pillola, dagli articoli che trattano il femminicidio come un capitolo di Romanzo Criminale, nasce dal linguaggio sessista e dal privilegio maschile del quale siamo circondate, dall’oggettificazione del corpo della donna, dalla mercificazione dello stesso, nasce quando ci chiamate per nome e non per cognome, quando ci citate e lodate in quanto madri e non in quanto professioniste, quando ci ricordate che viviamo in funzione della procreazione, del piacere maschile, quando possiamo essere solo brave ragazze o, in fondo, ce la siamo cercata

In questa spirale ci siamo dentro tutti, fino al midollo, e allora perché, anno dopo anno, non riusciamo a parlare in modo diverso della violenza? Perché, ad esempio, la riconosciamo solo se fisica ed evidente? Perché non parliamo anche di violenza psicologica? Perché non riconosciamo che esiste anche la violenza economica? Perché, ancora una volta, parliamo di catcalling come di complimenti, un po’ rozzi forse si, ma complimenti? Perché, pur avendo gli strumenti per comprendere il contesto in cui siamo inseriti, non facciamo nulla per cambiare quello che accade, perché non preveniamo? Perché, infine, ne parliamo solo il 25 novembre?

Questa riflessione, inizialmente, mirava a dare più risposte che domande, ma davanti alla disparità, alla disuguaglianza, alla violenza, di risposte fatico a trovarne, se non quella che, e lo dico con tutta la convinzione di questo mondo, stiamo violentando tutte le donne, giorno dopo giorno, in ogni singolo aspetto della loro vita, stiamo permettendo, in modo cosciente, che non avvenga un cambiamento. Ricordate di quanto successo ad Alice Campello? Campello è un’influencer e designer la cui “colpa” è quella di essere moglie di Alvaro Morata, giocatore spagnolo della Juventus che, durante gli Europei, nella partita Italia-Spagna, ebbe la brillante idea di segnare un goal per la Spagna, la sua nazionale, “tradendo” gli azzurri. Ebbene, Campello è stata insultata per questo motivo. Campello è stata violentata mediaticamente perchè il marito facendo il suo lavoro ha fatto incazzare i tifosi italiani. 

Perchè vi rammento questo episodio e non vi ricordo, ad esempio, di quale sia la percentuale dei femminicidi in Italia o in Europa o nel mondo? Perchè vorrei, ancora una volta, sottolineare che anche questa è violenza, la stessa che permette che avvengano i delitti di genere, la stessa che ignoriamo dicendo “sono solo dei poverini”, “questi commenti dimostrano che valgono zero”. Eppure valgono tantissimo, contano tutto.

Il prossimo 25 novembre, possibilmente anche durante il resto dell’anno se non è chiedere troppo, non ricordateci con panchine e scarpette rosse, non ricordate a noi donne come prevenire, come salvarci, come denunciare. Denunciate voi gli uomini, le persone, che rendono possibile una realtà, un mondo simile. Denunciate voi i commenti sui social, i titoli dei giornali sessiti, le trasmissioni televisive medioevali, le battutine degli amici al bar, i fischi per strada. Non sono un paio di tacchi, una scollatura, un rossetto o la gelosia ad ucciderci, è il vostro silenzio.


Chiara Saibene

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