Il documentario sul calcio popolare a Milano riceve il premio “Sport e Solidarietà” al festival del cinema del Comitato Olimpico Internazionale

Milano, 14 Novembre 2021, presso l’Auditorium Testori del Palazzo della Regione Lombardia si celebra l’evento conclusivo del Festival del Cinema e della Televisione Sportiva, promosso dal Comitato Internazionale Olimpico che coinvolge tutti cinque i continenti.

In un auditorium gremito, in presenza di ospiti del calibro di Massimo Moratti e Emilio Butragueno, inaugura la serata un videomessaggio di Thomas Bach, presidente del Comitato Olimpico Internazionale, per portare all’attenzione l’importanza della promozione di mezzi comunicativi adeguati per raccontare le esperienze sportive, soprattutto facendo risaltare i valori universali dello sport.

Premio Daniele Radaelli “Sport e Solidarietà” a CAP 20100

Tra i tanti premi elargiti, quello dedicato alla categoria “Sport e Solidarietà” viene conferito al progetto “CAP 20100 – L’importanza di fare rete” realizzato da Lagart Productions e progettato da Altropallone APS.
Il regista Paolo Marelli enfatizza proprio il ruolo centrale del calcio nella città di Milano come processo di aggregazione e inclusione: “La nostra città può essere complicata e faticosa per chi la raggiunge, tra il costo elevato della vita e una frenesia diffusa non è sempre facile trovare il proprio posto, soprattutto per chi arriva da lontano. Il calcio invece conserva ancora quella naturalezza che permette di passare un momento insieme a ragazzi da tutto il mondo che si trovano sotto casa, nel proprio quartiere per giocare a calcio.

E proprio questo sta alla base del progetto ideato da Gian Marco Duina, vicepresidente dell’associazione Altropallone. “Sentivamo la necessità di raccontare il mondo del calcio a Milano in maniera differente. Per noi il calcio non è solo quello che si vede in televisione o che riempie San Siro. Ci interessava invece analizzare le realtà di calcio popolare, quelle che generano aggregazione nei quartieri più periferici e che fungono ancora da vettore di socialità e amicizia.”

E così, all’interno del documentario che prende sì il nome dal codice di avviamento postale meneghino, ma è anche l’acronimo di Campionato Antirazzista Popolare, non vengono mai inquadrati i luoghi simboli della Milano più esposta come il Castello Sforzesco, Piazza Gae Aulenti, Corso Como o Via Torino, ma risaltano invece proprio i quartieri popolari, dove la vita è più accesa e le relazioni più calde. Si inquadrano le torri di Gratosoglio, scorci di vie nel quartiere Selinunte, i parchetti di Quarto Oggiaro e le case del Giambellino.

Sono quelli gli ambienti dove si sviluppa il campionato popolare, che ogni mese ospita una partita coinvolgendo una decina di squadre da ogni quartiere della città, sia di calcio maschile che femminile, sia di ragazzi italiani che di centri d’accoglienza o scuole d’italiano per stranieri.

L’importanza di fare rete

Il progetto, diretto da Paolo Marelli, trova le sue origini nel lavoro che Altropallone svolge quotidianamente da anni per promuovere il calcio come strumento di inclusione, educazione e formazione.

Il progetto è stato realizzato con il contributo della Fondazione di Comunità Milano, una Onlus che sostiene progetti di impatto sul territorio della Città Metropolitana di Milano e che ha deciso di dare fiducia all’elaborato.

Il tema di dare opportunità ai giovani è per noi fondamentale. Abbiamo avuto subito fiducia in questa iniziativa e la sosteniamo con entusiasmo all’interno del nostro Bando 57, che vuole proprio sostenere i progetti che migliorano la vita all’interno delle nostre comunità con particolare riguardo al tema dei giovani” aveva dichiarato il Direttore della Fondazione di Comunità Milano, Filippo Petrolati, in occasione della prima proiezione del documentario al Cinema Beltrade di Milano.

Lo sport si afferma dunque sempre più come uno strumento valido e riconosciuto per fornire strumenti educativi anche a chi non ha accesso ai percorsi più convenzionali, sostenuto e promosso anche da realtà strutturate come la Fondazione di Comunità Milano.

Un gioco di squadra per una vittoria fuori dal campo

Il premio “Sport e Solidarietà” si unisce a una bacheca di riconoscimenti che CAP 20100 aveva già raggiunto nei suoi primi 6 mesi dalla pubblicazione, ma il trofeo più importante è quello che si ottiene con l’aggregazione e l’inclusione sociale.

Non ci interessano i risultati sul campo” dice Gian Marco Duina, “i goal più belli sono riuscire a ridare al gioco del calcio la sua valenza più naturale: lo stare insieme, il divertirsi, il riuscire a superare ogni forma di barriera e sentirsi tutti compagni di squadra.”


Chiara Saibene

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